Natale

E tra i fumi e le nebbie era arrivato l'Inverno, bianco di neve e brillante di stelle.
A cavallo di una slitta con ali di pollo e campanelli croccanti, la fatina della Bella Addormentata si era fermata alla casa dei Tre Gattini e aveva lanciato una manciata di Polverina Magica che sembrava parmigiano.
I Tre Gattini si addormentarono all'istante lì dov'erano.
Tutti dormivano in quel Castello, chi a pancia all'aria, chi sulla camicia da notte della Vecchia Strega, chi tra scatoloni e palette.
In ogni stanza del Castello c'era un Gattino dormiente, con i baffi tremolanti di sospiri e orecchie svolazzanti come farfalle. Un russare continuo.
La Vecchia Strega, scampata all'incantesimo, si affannava senza sosta, berciando:" Allora, Brutti Criceti Obesi, sveglia! Fate qualcosa! Fatemi le coccole!"
Ma la lunga notte fredda e scura ammantava tutto di silenzio.
Quando anche la Strega cercava di dormire, la tormentavano le coltri morbide e calde, ma mobili e pesanti, che si aggiravano sul suo corpo stanco, come se fosse materasso. Uno scalpiccio continuo e il crollo di suppellettili causato dai Folletti Maligni dell'Inverno non le dava riposo: ella si alzava, cercava, ma tutto dormiva e i micetti avevano solo cambiato posizione, il musetto innocente perso nei sogni. 
Ogni notte arrivavano le Renne di Babbo Natale. Galoppavano per la casa e lasciavano doni: polistirolo per l'albero, calzini per la befana, cimici senza cappotto, viti e staffe per i lavori di ristrutturazione.
Natale era vicino e i Micetti sognavano bocconcini al patè.
Quando tornava la Vecchia Strega con le crocchette del discount, i Micetti Sognanti, con gli occhietti a mezz'asta, correvano alla ciotolina, sollevavano uno sguardo di disprezzo e tornavano a dormire e a sognare sorridendo.
La Vecchia Strega per punizione mangiava tra Demoni con gli occhi gialli e lo sguardo immobile fisso sul suo panino.
Natale è così: tanto sonno ai Mici Buoni e tanti mostri alle Streghe Cattive.

La mia amica Edith Wharton e il Vizio della lettura



- Lore, come stai? Ti andrebbe di tradurre The vice of reading della Wharton? È un pezzo molto carino ed è corto. Come traduzione del titolo siamo indecisi tra Il vizio di leggere e Il vizio della lettura.
- Soldi?
- Pochi. Però ti lasciamo tutti i diritti, noi lo facciamo come iniziativa culturale.

Caro Stephen King

Tanti anni sono passati da quando io e te eravamo una coppia inseparabile, al mare di Cesenatico. Io non mi allontanavo mai dalle tue pagine, e tu in cambio mi allontanavi da quel mondo frastornante, fatto di ombrelloni troppo ravvicinati, gelati colanti, sdraio scomode, palette sepolte e biglie che sembravano occhi di gatto (erano di mio fratello). Per non parlare di quando mio padre annunciava la costruzione del castello di sabbia, vale a dire ore e ore di scavo & trasporto: tutto lavoro minorile, e non pagato.

Halloween

Il mio gatto è nero, è alto mezzo metro, pesa dieci chili e aveva nove vite.
Questa è l’ultima, e se insiste a passarla facendosi le unghie sulle scarpe di chiunque, sarà una vita breve.
Nelle vite precedenti ha vagato silenzioso per le stanze di antichi castelli stregati, con porte dai cardini arrugginiti.

Corvo Nero non avrai il mio cappello (nuovo)

Scordatelo.
Non m'importa se mi corteggi a suon di pezzettini di conchiglia, e non ci casco neppure se mi porti i semi canditi di baobab, come hai fatto una volta, dimostrando di sapere esattamente cosa mi piaceva.
Io, per te, ho rinunciato a fare colazione: prendevo tutto il pane che trovavo e mi facevo consegnare le uova bollite al posto dell'omelette. Nascondevo il cibo in tasca e mi allontanavo furtiva, nella disapprovazione generale.
Tu non mi hai mai lasciato finire in pace il mio cocco.

Ivo

ivo
Dire che a Ivo piace il budino non è esatto. Ivo adora il budino.
Il budino incarna morbidamente tutto ciò che di bello e di buono c'è nell'intero cosmo: la forma, elastica e arrendevole. La dolce lucentezza.

La Curandera dei Bajaj (The Bajaj Healer)

Chi mi assicurò che la Tanzania era terra d'opportunità probabilmente si riferiva ad altro, forse alle miniere di minerali preziosi, la cui ubicazione è finalmente nota a molti per via dell'arrivo dei cellulari anche in zone rurali. Un nuovo Klondike è nato in sordina e si setacciano i fiumi delle foreste con un certo successo.
Oppure è perché mancano decine di migliaia di insegnanti, e un corso locale per diventare esperto IT dura solo un mese.

Smashwords, l'offerta gratuita dell'ebook Offset, e di come inserire un ebook gratuito su Amazon

La saga continua.
Oramai mi sono votata allo studio del mondo della pubblicazione digitale, chi mi ferma più. A parte la bella stagione, i giorni di pioggia, l'amore, i gatti che miagolano, il sonno e gli aperitivi, dico.
Smashwords.
Un sito la cui grafica sembra ideata da me e dove le lingue che non sono l'inglese sono considerate alla stregua di un sottodialetto dell'Irpinia. Dico Irpinia, non perché ce l'ho con gli... irpi...niani ma perché, come molti italiani, non so dove sia l'Irpinia. Esattamente come Mark Coker, fondatore di Smashwords, non sa se i popoli del mondo siano ancora sotto il dominio britannico o abbiano recentemente ottenuto quell'indipendenza che a volte le enclave di gente strana pretendono per pedanteria, senza neppure rendersi conto della disgrazia che stanno chiamando sulle loro teste.

Esperimento 2: crowdfunding per la traduzione di un libro su Indiegogo


Tutto è cominciato partecipando a un crowdfunding che mi aveva commosso, poi mi sono lasciata prendere la mano come un ludopatico e ho spennato il mio salvadanaio Paypal con piccole donazioni random alle cause più improbabili: leoni, rinoceronti, elefanti, al pangolino perché non se lo fila nessuno, alle racchette da neve in fibra ultraleggera.
Ho anche scritto a uno che chiedeva fondi per produrre un dispositivo, chiedendogli se aveva voglia di produrne uno simile ma con funzioni diverse, che avevo in mente io e lui mi ha detto - Come no! No. -
C'è gente lì dentro che ha idee geniali.

Te lo do io, il Testosterone.

Questo post è dedicato a Lanfranco Pace. 
Molti lo hanno attaccato per l'articolo il cui titolo è visibile nell'immagine di questo post, e sotto al quale c'è la riproduzione di un quadro, che è anche la copertina di un mio libro: in preda a patetico egocentrismo, per un attimo avevo temuto che si trattasse di una feroce critica al mio povero manuale.
Ho scoperto poi con sollievo che si trattava invece del solito menatone contro l'unica categoria (non proprio umana) nei confronti della quale è ancora concesso farlo: "una certa razza di donne". Non tutte, per carità.

Natura morta con cagnolini


Abitavo a Londra, in un quartiere povero, in una casa di legno con i pavimenti inclinati, in una stanza con la moquette ammuffita e la lampadina che improvvisamente si staccava dal soffitto cadendo al suolo. La stanza non era neppure mia: l'avevo conquistata con uno stratagemma e l'avevo arredata con mobili trovati nella spazzatura, tutti bianchi.
Insomma: era una bella stanza, e la finestra dava sul retro.

S'io fossi pittore


1
- Ciao, come stai? Siccome dipingi da Dio, sei troppo brava, volevo chiederti se puoi aiutarmi a finire di dipingere il mio quadro, l’ho iniziato anni fa e secondo me è una cosa particolare: cosa ne pensi? (cornice più tela vuota con 4 crocette a matita)
- Cos’è?

Del Razzismo

8 Marzo 2015: il glorioso capitano di Sea Shepherd, uomo di tempra e carisma indiscussi, pubblica su Facebook questo annuncio: "Ricompensa per la cattura degli italiani sospettati di avere assassinato un delfino".
La ricompensa era di ben 5000 euro per chi avesse fornito informazioni utili a identificare i 5 responsabili del crimine, compiuto probabilmente in Italia, sicuramente nelle acque del Mediterraneo.
Il numero di commenti che appare in questo screenshot è 1.108, ma posso assicurare che nel giro di 3 ore aveva raggiunto quota 4000.

"Preferisco vederci chiaro" Cap. V


GLI ASPETTI EMOTIVI E PERCETTIVI DELLA VISIONE

Ogni cosa che facciamo si connota per la “colorazione emotiva” che gli attribuiamo. Esiste un atteggiamento emotivo di fondo, quando ci apprestiamo a guardare qualcosa, che è diverso in ognuno di noi e varia anche in base alla natura del compito. Per molti guardare è un dovere legato al capire e non c’è nulla d’interessante nella semplice contemplazione di una forma o di un colore. Per altri, guardare è un po’ specchiarsi e cercare di leggere interiormente le sensazioni suscitate dall’osservazione esterna, anche quando si tratta di leggere un’indicazione stradale.
Nel corso degli anni mi è capitato di notare molti comportamenti bizzarri legati al problema visivo e mi fa sempre un certo effetto sentirmi dire da qualcuno: “Ho 3 diottrie* in un occhio e 4 nell’altro”. Immagino queste diottrie che mi spiano maligne dal buco dell’iride del mio interlocutore. Quando cerco di farmi tradurre la frase, scopro quasi sempre che il fortunato proprietario pensa di essere in difetto permanente di qualcosa e che la diottria esprima esattamente la gravità della sua mancanza. Subito dopo può dichiarare serenamente che ci sono momenti in cui vede peggio e altri in cui vede meglio, e che i momenti in cui vede peggio sono sempre quelli di tensione, paura, rabbia, stanchezza, mentre quelli in cui vede meglio sono i momenti di rilassamento e di benessere.
In questo caso è interessante osservare come la persona sappia che il suo difetto visivo è variabile, ma al tempo stesso possa essere convinta che si tratti di un fenomeno fisso e misurabile: miracoli della cultura medicalizzata.

Un altro fenomeno singolare si manifesta quando dico a un paziente nuovo e pieno di buoni propositi che se vuole vederci meglio può senz’altro riuscirci, ma dovrà accettare il fatto di vedere bene tutto, anche le cose che non vorrebbe vedere. Invece di chiedermi di quali cose sto vaneggiando, a quel punto il paziente smette di respirare e mi fissa incerto: per alcune persone che ci vedono male questa è una vera minaccia.
Sembrerebbe ovvio pensare che se non voglio vedere una cosa guardo altrove, oppure me ne vado, o chiudo gli occhi, ma non è così: in molti casi siamo costretti a guardare, anche quando vorremmo fuggire. Un genitore che ti sgrida e ti fissa minacciosamente negli occhi; un capo che ti sta imponendo delle mansioni odiose; un figlio che pretende attenzione, una persona cara che ti sta dicendo cose che non vorresti mai sentire. Un testo da studiare, che continua a passare davanti agli occhi senza lasciare traccia.
Sembra che una vista difettosa sia uno dei tanti trucchi che l’inconscio mette in atto ai fini di consentire a una persona di sottrarsi a una situazione difficile. Una valvola di sfogo come un’altra e che in certi casi utilizza la tonicità eccessiva o insufficiente dei muscoli oculari, piuttosto che la rigidità del collo o il bruciore di stomaco.
Da più parti del sapere giunge la stessa teoria: il disagio può tradursi in termini di alterata tonicità muscolare e di blocco funzionale. Le emozioni non vissute si cristallizzano da qualche parte nel corpo, alterandone il funzionamento, a volte soltanto momentaneamente, altre in modo più continuativo.
Le cose difficili da affrontare possono essere tante: quelle brutte, per esempio, quelle cattive, quelle che ci fanno paura o ci fanno soffrire; ma anche quelle troppo complesse, quelle che bisogna comprendere ad ogni costo, sforzandosi.
Personalmente ritengo che molti problemi visivi che si palesano nei primi anni di scuola siano strettamente legati all’apprendimento della lettura e della scrittura, sforzo di tipo intellettuale per il quale alcuni bambini, indipendentemente dall’intelligenza, non sono maturi. Questi bambini si ritrovano a dover passare da un mondo prevalentemente basato sul “fare“ a uno dove l’attività fisica va repressa a favore del “ragionare”, compito che presuppone la capacità di agire sulle dinamiche interne piuttosto che su quelle esterne. Non sapendo bene come usare uno strumento molto potente, ma dai comandi ancora sconosciuti come il ragionamento, questi bambini si sottopongono a sforzi intensi e mal diretti, che si traducono in disturbi fisici di vario genere. Molti di loro ci vedono perfettamente a patto di non dovere svolgere attività per le quali vengono valutati e che richiedono sforzo intellettivo.
Leggere non è soltanto vedere, e una lettera non è solo un insieme di tratti: è un oggetto a sole due dimensioni che non si può toccare, ma di cui bisogna capire la valenza simbolica rischiando di sbagliare. Cinque lettere non sono 5 mele, formano un significato che non ha niente a che vedere con le lettere in sé e che va intuito tramite una conoscenza a priori: è nel concentrarsi sul significato che la vista si sfuoca.
In questo senso ritengo che le attività intellettuali siano responsabili di una gran parte dei problemi visivi, ma non perché la lettura metta sotto sforzo il meccanismo di messa a fuoco: piuttosto la comprensione di cosa si sta leggendo mette sotto sforzo la mente, e la concentrazione intensa, unita alla paura di sbagliare, si traducono in un blocco del meccanismo visivo che, una volta instauratosi, può permanere nel tempo come abitudine.
Provate a osservare un oggetto o una frase scritta: ora concentratevi su un’operazione mentale, contate all’indietro sottraendo sette da cento fino ad arrivare a zero (100 – 93 – 86- etc.). La vostra vista rimane costante? Oppure nei momenti di maggiore concentrazione cessa di essere proiettata all’esterno ed è come se la volgeste all’interno di voi stessi?
Nessuno può ragionare e mettere a fuoco contemporaneamente, sono due azioni che impegnano molto il cervello e che devono essere coordinate in fasi successive: prima si osserva, poi si deduce e si ragiona in base all’immagine memorizzata. Può sembrare strano ma non possiamo osservare un orologio e cercare contemporaneamente di capire che ora è: prima dobbiamo mettere passivamente a fuoco l’orologio e memorizzare i dati che questo mostra; subito dopo interpreteremo questi dati attribuendo ad essi un valore. Le due azioni devono essere eseguite in successione corretta e sono separate da una frazione di secondo, ma se le invertiamo, tentando un’interpretazione del dato prima di averlo raccolto e memorizzato, ecco che iniziano i problemi.
Senza pretesa di certezza, credo che questo errore nel processo percettivo sia alla base di molti “difetti” sia visivi che scolastici dei bambini. In molti casi in bambino inizia ad avere problemi visivi quando le cose a scuola si fanno più difficili o lui sta attraversando un momento in cui si è accorto che certe cose sono “sfuggite al suo controllo”.
In generale, però, c’è una situazione che facilmente induce anche i più abili a commettere errori di raccolta ed elaborazione dei dati, ed è la tensione emotiva: i momenti di disagio, di aspettativa da parte degli altri e di competizione, possono “mandare in tilt” le attività di coordinazione del ragionamento delle persone, soprattutto se queste stanno attraversando un momento già impegnativo e difficile sotto altri punti di vista. Un esempio potrebbe essere la seguente interrogazione scolastica: a uno studente, improvvisamente messo al centro dell’attenzione di tutta la classe e quindi in soggezione, viene chiesto di risolvere la seguente equazione scritta sulla lavagna: X+Y=Z (x=5) (z=9). Lo studente deve riuscire a mettere a fuoco il dato (cosa che deve essere fatta in sequenza, un pezzo per volta: non è possibile mettere a fuoco tutta l’equazione contemporaneamente), deve far scorrere gli occhi avanti e indietro lungo la sequenza di segni, deve memorizzarla, poi deve interrompere l’attività di focalizzazione, compiere un ragionamento matematico, rimettere a fuoco l’equazione, controllare la sua ipotesi (spostando gli occhi avanti e indietro lungo la sequenza) e infine rispondere.
Sì, questa è la descrizione (veloce) di soltanto alcune delle operazioni che un cervello deve compiere in pochi attimi, di fronte a un compito tutto sommato semplice.
Questo avviene mentre l’insegnante aspetta e osserva lo studente, che si ritrova metà del cervello impegnata a valutare le conseguenze di un suo eventuale sbaglio e la figura che sta facendo.
Data la situazione di disagio, è probabile che lo studente cerchi di trovare una soluzione il più presto possibile e tenti di mettere a fuoco tutto contemporaneamente, entrando in uno stato di fissità. Oppure che cerchi di “indovinare” prima ancora di essersi dato il tempo di vedere e di capire. In queste condizioni, è molto probabile che la sua capacità di messa a fuoco fallisca e lui veda tutto annebbiato.

*La Diottria è l’unità di misura della Vergenza che a sua volta è l’inverso della distanza che separa una sezione di un fascio di raggi luminosi dal loro fuoco. Si tratta di un attributo della lente e non dell’occhio.

Tratto da "Preferisco vederci chiaro... e riuscirci senza lenti!" scaricabile da Amazon

Intervista sul Metodo Bates: https://www.youtube.com/watch?v=ya_MMhJLr5E

Mio nonno aveva un nonno. Gli scrisse una poesia, un giorno.


A Mio Nonno

Son quasi cinquant'anni, e sembra un giorno,
trenta dicembre 'novecentosei,
tu partisti per vie senza ritorno
ma sempre torni nei pensieri miei.

Naxos Song e-book, capitolo XI.

"A Erwin Strittmatter piaceva contemplare dall'alto la lenta processione dei suoi sudditi: salivano al castello in fila per uno, tirando il loro asino, e recavano in dono ceste di viveri fragranti. Se solo fossero stati un po' più sorridenti e non avessero tentato di avvelenare l'ultimo rifornimento di bevande, il quadro sarebbe stato perfetto.
Erwin passava il resto della mattinata in cima alla torre di Crispi, tuffando lo sguardo nel regno dell’azzurro infinito. Riposava in letti di squisita fattura veneziana, in stanze dai soffitti intarsiati, piene di storia e ritratti di nobili guerrieri. A volte gli pareva persino che i santi bizantini delle icone facessero un cenno con la testa al suo passaggio.
Di sera vagava nel Castello illuminato dai candelabri, ascoltando musica di Wagner e sorseggiando vino dal calice della messa, mentre meravigliosi sonetti si formavano nell’aria, pronti per essere trascritti.
Avrebbe potuto dimorare colà per infiniti giorni di albe e tramonti, sotto cieli trapuntati di stelle. E invece,

E io smetto di fumare


Non è per un fatto di salute. Neppure di risparmio. È che ho letto quel libro famoso, di quel tizio che continua a ripeterti che fumare fa schifo e che se riesci ad arrivare alla fine del suo libro, smetterai certamente.
Credo che sia il libro più lasciato a metà della storia.
A me dispiaceva fare un torto simile all'autore, così ho finito il libro e adesso devo smettere di fumare. Solo che ho un problema: non vado in ufficio, lavoro davanti al mio computer quasi sempre e posso fumare liberamente. Quando scrivo sono una ciminiera e neppure mi accorgo di accendere una sigaretta dopo l'altra.

Il Funghetto ci ucciderà: tutti.

Sul fondo di un pozzo artesiano in disuso, al centro di una discarica di materiale tossico, in un luogo così lontano che non è ancora stato avvistato neppure su Google Earth, c’è la fabbrica dei Funghetti. Tutto avviene in gran segreto, all'ombra di un meteorite radioattivo ricoperto di muschio vescicoloso - terreno naturale per la coltivazione del Funghetto - che successivamente viene inscatolato. Sulla scatoletta è apposta un’etichetta che raffigura l’alluce valgo della moglie del fabbricante.

Il ritratto perduto che Art Kane fece alla Mafia. In ricordo di Giovanni Falcone.


La prima settimana di Giugno del 1992, in Sicilia, a Terrasini, piccola località costiera vicino a Capaci, si tenne l'annuale “Settimana della fotografia internazionale”. Il residence “Città del Mare” e le sue stanze a picco sulla scogliera stavano per essere invasi da prestigiosi fotografi, allievi di ogni nazionalità e decine di nervosissime modelle destinate ai setting più strani.

A te di cui non so nulla

A mia nonna, che morendo fece da scudo a mia madre che le dormiva in braccio e ancora la protesse per un giorno intero, sotto le macerie.
Alla madre che adottò mia madre e che si ammalò volando via presto, anche lei.
A mia madre, così alta, pallida e sottile, che tremando nell'inverno mi aspettava all'uscita della scuola, in uno spazio vuoto tra la folla delle mamme. 

E sembrava un cigno triste e sperduto in procinto di partire.

Quando c'era Berlinguer. Regia di Walter Veltroni

Padova, cinema Astra di Via Tiziano Aspetti, Venerdì 28 Marzo 2014. Ci sono proprio tutti: un ragazzo che chiede firme per la liberalizzazione dell’informazione televisiva, tre carabinieri imbarazzati, quattrocento nostalgici over cinquanta con i capelli bianchi ancora arruffati e le pipe piantate nelle barbe lunghe.
I posti non bastano e molti restano in piedi, a guardar parlare il segretario Bettin, il sindaco-ministro Zanonato, il sindaco reggente Ivo Rossi.
Walter Veltroni aspetta quieto il suo turno con le mani dietro la schiena e l’espressione assente negli occhiali grandi.
Una serata in sordina, non lo sapeva quasi nessuno. Eppure questa è la città che il 7 Giugno 1984, riunita in Piazza della Frutta, gridò “Basta! Basta!”, cercando di fermare lo spettacolo biblico e spaventoso di un uomo che comandava la morte, imponendole di lasciargli il tempo di finire ciò che aveva iniziato: un discorso.
Berlinguer moriva qui a Padova, nella città più politicizzata d’Italia, quasi in diretta televisiva.

19 Marzo. Mio padre.

- Ho i peli sensibili, patalucco di un moscerino!- Dice mio padre dando una gran pacca al zanzarino dei mirtilli che si era posato sulla sua gamba.
Io rido, lui è molto serio: sai quanto sono sensibili i peli?
D'altronde ne ha un sacco, forse sono un organo di senso come le vibrisse.
Sta separando le foglie dai mirtilli con un metodo che ha inventato lui: mette tutto sopra un
vassoio che ha inclinato appena appena, appoggiandolo su una torre di presine: i mirtilli rotolano in quanto tondi e le foglie restano dove sono.
Ha pulito così anche un grosso barattolo di “grive”, che assieme ai mirtilli è andato a raccogliere in uno di quei posti dove si avventurano soltanto lui e lo Yeti.

Esperimento di auto pubblicazione e-book su Amazon

autopubblicazione amazon

Ci vuole un Novembre buio perché io mi decida a tentare di auto pubblicare un manuale di circa 30 pagine, che tratta un argomento di nicchia microscopica, sotto forma di e-book. Dopo la compilazione di decine di moduli, risposte false a domande senza senso, e dopo avere fornito anche il nome della madre del criceto che avevo a sette anni, riesco finalmente a caricare il file con i complimenti di Amazon.

Clima e scie aeree di pensiero


Bruce Lipton (che non è Bruce Lee e neppure una bustina di tè, ma un famoso motivatore e filosofo new age), dice: “Noi siamo quello che pensiamo”.
Così mi è stato riferito.
La frase non mi pare particolarmente rivelatoria, non è neppure nuova: forse l’aveva persino sparata un greco, tipo Ematocrito (che non è un valore del sangue, o forse sì).
A rileggerla un po’ di volte, questa sentenza, come molte altre, vuol dire tutto e vuol dire niente: dipende dal significato che si vuole attribuire alle parole “essere” e “pensare”, e lì bisognerebbe stare attenti, perché le menti meno ricche di sfumature semantiche si potrebbero imballare con conseguenze disastrofiche.

A Pablo tradito in treno


Quello che chiamavi freccia di garofani è partito per altri crepuscoli.
Non lo seguire per sapere delle sue genti. Non usare più le sue parole.
Hai forgiato un’arma, non una moneta, e ora che tu sei investito dalla tristezza, 
quella corre, cancellando le statue.
Non è dall’ombra e dal muschio contadino o dal latte fermo, 
che più avrai fiori nascosti che non sbocciano.
Tua e solo tua ora è la mano sul tuo petto, e gli occhi, che si chiudono al sonno della fatica 
e del dolore, infinito.
E non sono e non sei.
Guerriero, non fosti mai.

Italian Movie



Possiedo legalmente una bella, grande terrazza.
L’area di parcheggio sottostante, che sarebbe anch’essa privata, è posseduta di prepotenza dagli avventori del Junk Sex, che d’estate amano disseminare il terreno di fazzolettini sporchi e preservativi usati, di preferenza rossi.
Allora io metto sulla terrazza un bel faro potente che si accende col movimento sottostante.
Allora loro mi tirano un mattone per scassare il faro, ma non lo centrano e mi rompono un vaso.
Allora io vado al mercatino dell’usato e mi procuro una vecchia pistola ad aria compressa che spara pallini di plastica, rossi.
Sparo.

Del Femminicidio


“Eh, ho capito io, tutte quelle donne ammazzate che scandalo, ma alla fine c’ha ragione quel prete là, quando una ti si presenta tutta scosciata, poi non te la dà e ti dice pure che sei uno sfigato, cosa dovresti fare? Io la butto giù dal balcone”.
Un commento fatto ad alta voce in un bar, un atteggiamento maistream della controtendenza ad ogni costo, del bastian-contrarismo diventato partito politico.
La prima cosa che mi colpisce è il fatto che non capita spesso di sentire dichiarazioni così impietose su persone che sono state assassinate brutalmente. Non in pubblico almeno.
L’altra cosa che mi sovviene è che le oltre cento donne, vittime l’anno scorso di ex mariti o ex fidanzati, erano madri o ragazzine che si guardavano bene dal provocare sessualmente il loro carnefice al momento dell’aggressione: avevano piuttosto cercato di evitarlo in tutti i modi. Forse qualcuna, stremata da continue richieste di incontri e chiarimenti che aveva già fornito in abbondanza, è caduta nella trappola della provocazione e ha insultato a sua volta, finendo assassinata per aver osato esprimere quello che pensava.
La maggior parte dei femminicidi avviene in paesi dove le donne sono coperte da capo a piedi e non hanno praticamente diritto di parola. Coprirle e zittirle non basta: sono oggetto di violenza come e più di quelle libere di vestire e parlare come vogliono.
Le donne sono aggredite perché disubbidiscono, come a volte capita che facciano gli animali e come in passato hanno fatto alcuni schiavi, anche maschi, che sono stati puniti o uccisi a loro volta. 
Punire gli inferiori e distruggere le cose è un’usanza antica. Le donne vengono distrutte con la stessa rabbia con cui si tira un calcio alla portiera di un’auto che rifiuta di mettersi in moto proprio nel momento in cui vogliamo che lo faccia.
Insistere a diffondere l’idea che la donna DEVE essere rispettata oppure NON DEVE vestirsi provocante, o NON DEVE fare una serie di cose per non correre rischi, è una risposta parziale a un problema che invece richiederebbe la correzione del machismo a partite dalla scuola elementare: la donna deve essere considerata una persona.
Prima che si estingua e di lei rimangano solo filmati, disegni e fotografie.
Ma soprattutto prima che la donna, succube di una cultura maschile da sempre imperante, cominci ad imitare gli uomini, come ha già fatto in altri contesti, e si spinga ad aggredirli a sua volta, magari mentre loro le dormono accanto sereni, credendola semplicemente parcheggiata e a fari spenti.


Il tempo non guarisce


Aspetta, amore mio: finisco la sigaretta.
Poi penso a quanto ti fa male che io fumi e mi invade un senso d’impotenza sconfinato.
Ancora mi chiami, facendo le facce buffe: tu mi vuoi adesso e dài voce impellente al tuo bisogno.
Non capisci cosa io abbia da fare proprio ora, e io proprio non lo so che ci faccio ferma in questa nuvola di solitudine, arida e vanesia.
Butto via la sigaretta e corro ad abbracciarti: verrà ben l’amore, prima della distruzione.

Sigaretta elettronica: vantaggi e svantaggi

Possiedo la Ferrari delle sigarette elettroniche, c’è poco da scherzare: un cilindro d’acciaio cromato lungo 20 centimetri, su cui si innesta un’ampolla trasparente piena di liquido oleoso, dentro il quale è immersa una resistenza elettrica. Caricata nel modo giusto, ritengo che possa far saltare in aria un blindato, mentre a regolazioni più basse sibila come il silenziatore di una carabina.

Amor Borghese


Amò, io ti amo ma questa cosa devi sforzarti di capirla: se uno va con un altro non è assolutamente una cosa fatta contro il partner di turno, è una cosa che fa per sé, perché ne ha bisogno per se stesso. Se l'altro si arrabbia è un problema suo: probabilmente ha delle dinamiche irrisolte nell'infanzia. E se uno è sempre in cerca di qualcosa di nuovo, si vede che ne ha bisogno: non è contro nessun altro. Per farti un esempio, è come quando uno va nei negozi e cerca una giacca nuova: mica lo fa contro le giacche che ha già.

Halloween

Il mio gatto è nero, è alto mezzo metro, pesa dieci chili e aveva nove vite.
Questa è l’ultima, e se insiste a passarla facendosi le unghie sulle scarpe di chiunque, sarà una vita breve.
Nelle vite precedenti ha vagato silenzioso per le stanze di antichi castelli stregati, con porte dai cardini arrugginiti.
Lui, ora che vive in un appartamento riscaldato e privo di mistero, passa il tempo a rievocare i suoni sinistri del suo oscuro passato: per esempio passeggia in salotto tutto solo e fa il verso del cardine di una vecchia persiana lasciata in balia del vento.

Cercami su Facebook


Nome ammiccante, una foto di nudo presa da internet. Anche elegante, buona per tutti i generi, e senza la faccia.
Per cominciare a trovare amici ho cercato un po’ a caso finché non ho trovato Patata Americana, la sua foto parla da sola: calze a rete, tacconi, faccia da camionista e parrucca. Volevo vedere se è proprio vero che i trans sono così generosi e amichevoli. Sembra di sì, perché mi concede l’amicizia in cinque minuti e diventa un’amica solitaria sulla mia pagina completamente vuota.
Superato questo step, sempre un po’ socialmente imbarazzante, mi limito a pescare dal suo serbatoio. Non so bene che criterio usare e vado di classico: Super Dotato, Mandrillo Toscano, Fatti Fare. Poi passo a tutti quelli senza la foto: Bob Hoskins, Mario Rossi, Rossi Mario, M. Rossi, Mario Bros.

Tango

Se qualcuno m'invitava, ma non c’è. 
Avevo pochi anni, son passati 33.
Eppure è tutto uguale: ancora avrei talento. Lui guarda, va da solo: è un altro intendimento.
Allora mi ribello, mi scappa l’impennata, la polvere rialzata, la mano presa al volo.
Gli sguardi come al cine, il colpo d’anca che non riesce mica a nessuno, eh io non saprò i passi ma c'ho lo stile sai, la barba tu però ce l’hai lunga. È tutto sudato e poi pare che mi guardi ... comedire…un po’ inacidito.
Fuori-tem-poo ... 

Apparenze

La sottoscritta, truccata in due modi diversi
La sottoscritta, drammaticamente affetta da insistente invito a cena presso signora-bene dai discorsi inconcludenti, altresì corredata di marito muto e vicina di casa residuata psichiatrica, recavasi al Brico Center in stato psicologicamente altalenante tra la gratitudine e il porconaggio, alla ricerca di una pianta regalo considerabile adeguatamente di classe da una classe sociale inadeguata per le considerazioni. Leggesi: sufficientemente costosa.

8 Settembre 1943



Dal diario di mio nonno Pio, classe 1899, ufficiale autiere, che fu richiamato nei primi mesi del 1940. 
Portava con sé un diario precedente, tenuto in trincea durante la prima guerra mondiale.
Sugli stessi fogli, scritti a matita e poi cancellati, quindi persi per sempre, riprese a scrivere il giorno 8 Settembre 1943.

Ioannina, Grecia, 8/9/43
Stasera alla radio abbiamo sentito la notizia dell’armistizio.
Già se ne parlava qualche ora prima per informazioni anche avute dalla radio inglese a mezzo del solito bene informato.
La serata è trascorsa tranquilla sia per noi che per i nostri alleati.
Nella notte colpo di scena: i tedeschi prendono posizione offensiva nella città e ci domandano cosa si intendesse fare. Dopo lunghe trattative, si viene ad un’intesa: 
consegnare le armi per garantire la nostra intenzione di correttezza nella resa. Io sono andato a dormire alle 23 e mi sono alzato alle ore 8: tutto tranquillo e nessuna noia in giro da parte di alcuno.

Differenze Culturali

I miei vicini di casa sono rumeni – moldavi – albanesi.
Metto il trattino per due motivi: uno, perché tra loro non si mischiano e si parlano a malapena; due, perché molti di loro cambiano casa così spesso che non faccio in tempo a definirne la nazionalità per iscritto.
Cambiano casa spesso per due motivi: il primo è che pagano 800 euro di affitto per un appartamento di 60 metri quadri. Con riscaldamento autonomo da pagarsi a parte.
Se lavorano e hanno referenze, dopo poco trovano un appartamento più economico.
Se non lavorano e fanno i delinquenti dopo molto più tempo li arrestano, e questo è il secondo motivo per cui c’è ricambio.
In entrambi i casi i miei vicini non amano la solitudine di un appartamento vuoto e coabitano numerosi, anche quando potrebbero permettersi più spazio.

Ora che Agosto è finito


Agosto può essere un mese psicologicamente difficile: lo dicono certe statistiche e alcuni messaggi anonimi che ricevo.  
Un sms da numero sconosciuto dice: “O sole mio…”
Non so cosa rispondere, sto ancora arrovellandomi.
Utente criptico, musicale.
 
Un altro messaggio arriva su Facebook, ma da qualcuno che misteriosamente sembra non avere il profilo: “Avrai anche la bellezza senza tempo delle cose nobili. Il cuore d’artista, la mente da scienziato, la falcata del cigno. Ma sei più fragile di tutti.  Il bene che ricevi non ti rigenera, lo usi soltanto per fottere il male che hai.”