Differenze Culturali

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I miei vicini di casa sono rumeni – moldavi – albanesi.
Metto il trattino per due motivi: uno, perché tra loro non si mischiano e si parlano a malapena; due, perché molti di loro cambiano casa così spesso che non faccio in tempo a definirne la nazionalità per iscritto.
Cambiano casa spesso per due motivi: il primo è che pagano 800 euro di affitto per un appartamento di 60 metri quadri. Con riscaldamento autonomo da pagarsi a parte.
Se lavorano e hanno referenze, dopo poco trovano un appartamento più economico.
Se non lavorano e fanno i delinquenti dopo molto più tempo li arrestano, e questo è il secondo motivo per cui c’è ricambio.
In entrambi i casi i miei vicini non amano la solitudine di un appartamento vuoto e coabitano numerosi, anche quando potrebbero permettersi più spazio.

Sono molto meno invadenti e pettegoli della vecchietta che c'era prima, ma più rumorosi:
suonano il citofono sei volte a ritmi sincopati e scuotono il portone in attesa che venga aperto, lo rompono, allora poi devono scuoterlo, sennò non si apre.
Tanto non pagano loro le spese condominiali, sono incluse nel contratto che un italiano esperto sa come stipulare: 400 euro di affitto e 400 euro di spese condominiali mensili, anche se in realtà sarebbero 60 euro. Però sulle spese condominiali le tasse non si pagano, mentre sulla rata dell’affitto sì.
All’italiano in questione ho chiesto in modo petulante perché devo pagare anch’io le spese dei danni che fanno i suoi inquilini.
Lui mi ha risposto che è perché non mi faccio un’assicurazione.
Ecco, un mio vicino dell’est avrebbe risposto diversamente, dandomi ragione oppure una pedata: in effetti tra le culture ci sono delle differenze.
E sono più di quanto sembri. Il pizzaiolo italiano di sotto, per esempio, ha i camperos incollati alle estremità inferiori, la coda di cavallo e un’Alfa rossa con la vernice scrostata. Si potrebbe dire beh, sembra un albanese, invece non è così: lui mi stacca la corrente, mi infila siringhe usate nella buca delle lettere. Gli italiani sono creativi. A un rumeno tutto questo non verrebbe mai in mente: se ce l’ha con me, mi brucia l’auto.
I miei vicini rumeni però preferiscono investire il loro tempo cercando la carne buona, che quella di qui non è mai fresca. Infatti, quella che serve il pizzaiolo non lo è, perché lui investe tempo ad alzare la musica di botto alle tre di mattina per divertirsi un po’, visto che è vuoto e sta fallendo. Così facendo, gli arriva un pollo fresco impiccato alla porta della pizzeria, a titolo di avvertimento.
Non sono stata io.
Io che pretendo di essere superiore a queste culture e di trarne solo il meglio, avevo cercato di tappare la canna fumaria della pizzeria con la schiuma idraulica. Ma non sono riuscita a togliere il tappo alla bomboletta: fenomeno culturale tipico delle donne imbranate.

Loredana de Michelis


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