Del Femminicidio


uomo con martello che distrugge“Eh, ho capito io, tutte quelle donne ammazzate che scandalo, ma alla fine c’ha ragione quel prete là, quando una ti si presenta tutta scosciata, poi non te la dà e ti dice pure che sei uno sfigato, cosa dovresti fare? Io la butto giù dal balcone”.
Un commento fatto ad alta voce in un bar, un atteggiamento maistream della controtendenza ad ogni costo, del bastian-contrarismo diventato partito politico.
La prima cosa che mi colpisce è il fatto che non capita spesso di sentire dichiarazioni così impietose su persone che sono state assassinate brutalmente. Non in pubblico almeno.
L’altra cosa che mi sovviene è che le oltre cento donne, vittime l’anno scorso di ex mariti o ex fidanzati, erano madri o ragazzine che si guardavano bene dal provocare sessualmente il loro carnefice al momento dell’aggressione: avevano piuttosto cercato di evitarlo in tutti i modi. Forse qualcuna, stremata da continue richieste di incontri e chiarimenti che aveva già fornito in abbondanza, è caduta nella trappola della provocazione e ha insultato a sua volta, finendo assassinata per aver osato esprimere quello che pensava.
La maggior parte dei femminicidi avviene in paesi dove le donne sono coperte da capo a piedi e non hanno praticamente diritto di parola. Coprirle e zittirle non basta: sono oggetto di violenza come e più di quelle libere di vestire e parlare come vogliono.
Le donne sono aggredite perché disubbidiscono, come a volte capita che facciano gli animali e come in passato hanno fatto alcuni schiavi, anche maschi, che sono stati puniti o uccisi a loro volta. 
Punire gli inferiori e distruggere le cose è un’usanza antica. Le donne vengono distrutte con la stessa rabbia con cui si tira un calcio alla portiera di un’auto che rifiuta di mettersi in moto proprio nel momento in cui vogliamo che lo faccia.
Insistere a diffondere l’idea che la donna DEVE essere rispettata oppure NON DEVE vestirsi provocante, o NON DEVE fare una serie di cose per non correre rischi, è una risposta parziale a un problema che invece richiederebbe la correzione del machismo a partite dalla scuola elementare: la donna deve essere considerata una persona.
Prima che si estingua e di lei rimangano solo filmati, disegni e fotografie.
Ma soprattutto prima che la donna, succube di una cultura maschile da sempre imperante, cominci ad imitare gli uomini, come ha già fatto in altri contesti, e si spinga ad aggredirli a sua volta, magari mentre loro le dormono accanto sereni, credendola semplicemente parcheggiata e a fari spenti.

Loredana de Michelis


4 commenti:

Anonimo ha detto...

centra? l'apostrofo no?

Loredana de Michelis ha detto...

grazie, ho corretto. Dai che a furia di lettori così precisi imparo a scrivere senza errori, una volta la a con l'acca, questo giro ho imparato come si scrive centra con l'apostrofo, magari la prossima capisco come si scrive "un'altro". D'altronde se uno mai ci prova (a scrivere dico) e mai si espone, come fa ad imparare l'ortografia? :)

Anonimo ha detto...

Ma... scusate l'argomento è più importante degli apostrofi mi pare. Niente da dire su quello?

Anonimo ha detto...

E' uno degli articoli più belli che abbia mai letto su questo argomento. Complimenti. Qualcosa di diverso dai soliti rabbiosi sfoghi triti e ritriti a sfondo ostentatamente femminista. Molto equilibrato e molto vero.