Clima e scie aeree di pensiero


aereo in cielo
Bruce Lipton (che non è Bruce Lee e neppure una bustina di tè, ma un famoso motivatore e filosofo new age), dice: “Noi siamo quello che pensiamo”.
Così mi è stato riferito.
La frase non mi pare particolarmente rivelatoria, non è neppure nuova: forse l’aveva persino sparata un greco, tipo Ematocrito (che non è un valore del sangue, o forse sì).
A rileggerla un po’ di volte, questa sentenza, come molte altre, vuol dire tutto e vuol dire niente: dipende dal significato che si vuole attribuire alle parole “essere” e “pensare”, e lì bisognerebbe stare attenti, perché le menti meno ricche di sfumature semantiche si potrebbero imballare con conseguenze disastrofiche.

Quindi.
Potrei essere un caimano se ci pensassi intensamente? Probabilmente potrei credere di esserlo, e se gli altri continuano a dirmi “buongiorno signora” quando passo, peggio per loro che vedono solo quello che vogliono vedere. In fondo io credo a quello che penso.
Il problema nasce però quando cerco di mangiarmi il cagnolino della vicina in un sol boccone: la vicina strilla e neanche il cagnolino purtroppo vede cosa penso e quindi cosa sono. Mi pianta un morso che in tutta onestà a un caimano non dovrebbe fare un baffo e invece mi procura 5 punti di sutura al pronto soccorso e un ricovero in psichiatria.
Come per tutti gli illuminati il percorso divino non è facile: quando uno decide di essere ciò che è veramente, gli altri, ancora intrappolati nel loro ego limitante e disconnessi dall’universo perché troppo annebbiati dalla loro mancanza di consapevolezza, si sa che si oppongono a volte con ferocia agli spiriti liberi.
Ma i problemi non finiscono qui: telefono a un signore che sta organizzando un evento all’aperto per il fine settimana (si, ho un telefono, sono un caimano connesso, accetta la realtà senza filtri e preconcetti, o tu che leggi) e gli chiedo cosa intenda fare, visto che è prevista pioggia.
Il signore mi ammonisce severo: non sia così negativa, dice.
Io non capisco e ribadisco che le previsioni danno pioggia a dirotto.
Lui mi dà subito della iettatrice e mi ripete che siccome siamo quello che pensiamo, se io penso pioggia rischio di far piovere, quindi devo pensare che ci sarà il sole.
Ora, sarò anche un caimano, ma: “noi siamo cosa pensiamo” non prevede che siamo anche il tempo meteorologico, secondo me. Sarà anche vero che l’universo è uno e che dobbiamo considerarci parte di esso, però se io sono anche la pioggia o il sole, sinceramente comincio a sentirmi parecchio potente - e questo è giusto: niente è più potente dell’universo - ma anche un po’ preoccupato: decido io le precipitazioni o è una lotta di essere e pensiero con gli agricoltori?
Capita la mia la crisi di Identità Meteoro-logica (Meteorica? “-logica” comincia a sembrarmi un termine troppo rivoluzionario, di questi tempi) il signore mi rassicura: lui conosce il sistema per fermare la pioggia: conoscendo la posizione giusta ed essendo un numero sufficiente di caimani si può fare, è tutta una questione di energia. Peccato che non c’ero quella volta che ha fermato la neve a metà cortile. Niente di magico mi spiega, è una roba che la scienza sa fare da sempre: la prova è la danza della pioggia degli indiani.
Comunque, il signore taglia la testa al topo: pioverà il giorno dopo l'evento, perché le scie chimiche oggi sono a graticolo e quando è così piove dopo tre giorni, perché “quelli” sono anni che controllano il tempo.
Aspetta: ma allora 'sta pioggia chi la controlla? Decido io, oppure “quelli”?
La spiegazione che segue sa di massoneria: gli “altri” sono più potenti, con quei mezzi nel cielo che spandono veleni e intossicano tutti. Per fortuna che i buoni sono dalla nostra parte: Di Pietro per esempio ha fatto un’interrogazione parlamentare sulle scie chimiche, c’è anche su internet.
Vado su YouTube a verificare (come caimano evoluto spingo il mouse con pensiero universale) e trovo Di Pietro che si fa propaganda su una rete privata: alla telefonata dello spettatore che chiede venga fatto qualcosa per questo dramma delle scie chimiche risponde prontamente che intende richiamare l’attenzione dello Stato sull’aumento indiscriminato del traffico aereo.
Una zigzagata comprensibile, vista la telefonata in diretta. Ma di fatto parecchi la vogliono pensare come pensano, cioè che di Pietro ha riconosciuto l’esistenza delle scie chimiche sparse dagli aerei, una delle bufale più assurdamente stupide che si siano mai sentite.
Per un attimo mi si disconnette il “Qi” e ho un’illuminazione malevola: più che essere quello che pensiamo, pensiamo come possiamo. In caso di prestazione di pensiero confusa, è meglio credere di essere qualcun altro.
Ha poi piovuto, nel weekend.

p.s. Mi chiedevo coma mai nessuno s'interroghi su cosa respirino quelli che vanno a vedere gli spettacoli pirotecnici e cosa rimanga in sospensione nell'aria dopo lo show: a terra rimangono involucri farciti di polveri sottili e centinaia di uccelli, più svariati animali selvatici e domestici.

Loredana de Michelis


Questo racconto fa parte della raccolta OFFSET
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