Esperimento 2: crowdfunding per la traduzione di un libro su Indiegogo

crowdfunding libro

Tutto è cominciato partecipando a un crowdfunding che mi aveva commosso. Poi mi sono lasciata prendere la mano come un ludopatico e ho spennato il mio salvadanaio Paypal con piccole donazioni random alle cause più improbabili: leoni, rinoceronti, elefanti, al pangolino perché non se lo fila nessuno, alle racchette da neve in fibra ultraleggera.
Ho anche scritto a uno che chiedeva fondi per produrre un dispositivo, chiedendogli se aveva voglia di produrne uno simile ma con funzioni diverse, che avevo in mente io, e lui mi ha detto: - Come no! No. -
C'è gente, lì dentro, che ha idee geniali.

Mentre mi impoverivo senza tregua, ho notato che tra le varie sezioni - animali, invenzioni, malattie - c'era persino quella del WRITING.
Indiegogo è avanti.
Puoi chiedere ai tuoi futuri lettori di aiutarti nel duro mestiere di scrittore: mentre tu sei lì disoccupato, che ti prosciughi l'anima sulla tastiera, loro ti sostengono economicamente. Loro il popolo internazionale di Indiegogo, dico.
Certo, non è così facile: "Aiutatemi a raccogliere 10.000 euro per scrivere le mie memorie di addetta allo smistamento raccomandate" potrebbe non incontrare grande entusiasmo da parte dei futuri lettori. "Voglio scrivere una saga sui vampiri" va già meglio: ha raccolto 60 dollari.
Indiegogo comunque non ti lascia solo: ti raccomanda di essere esaustivo ed emozionante, di fornire un valido motivo al popolo per finanziarti. Va da sé che un crowdfunding per aiuti sociali o per progetti tecnologici di pubblica utilità ha molto più successo: basta guardare le cifre raccolte, che possono facilmente toccare i 50.000 dollari, per capire qual'è il mercato del crowdfunding che tira.
Però, seguendo la guida di Indiegogo, si possono fare miracoli: per esempio ti segnalano come un video sia di maggiore impatto mediatico rispetto a una foto, per illustrare la tua proposta.
Fare un video per promuovere il finanziamento di un libro ancora da scrivere è una fantastica idea. Mettici anche che hai capito, grazie alla guida, come toccare il cuore del popolo, e in meno di due ore di lavoro il tuo crowdfunding è pronto e approvato da Indiegogo: "Mi restano 15 giorni di vita, aiutami a fare il mio ultimo viaggio: dal mondo delle raccomandate a quello dei dottori vampiri." e ci piazzi un bel video di te dopo un'indigestione, seduto su una sedia a rotelle.
Bisogna muovere l'entusiasmo della gente, l'empatia. Falli sorridere: ti premieranno per la lacrima che gli hai strappato.
Va bene.
Io sono più furba.
Tenendo conto che se lancio un crowdfunding per salvare il pianeta dall'inquinamento posso fare spamming senza vergogna, mentre se annuncio che cerco fondi per scrivere "il mio primo romanzo" rischio pure qualche insulto, escogito una soluzione diversa e anche rivolta al pubblico di lingua inglese, che è la maggioranza dell'utenza di Indiegogo.
Quindi:"Aiutami a tradurre il mio libro dall'italiano all'inglese: l'argomento è interessante e non si tratta di una sòla, guarda, è già pubblicato in italiano. Ho avuto un problema con l'editore: mi sono sentita poco bene e lui mi ha lasciato in mezzo a raccomandate e dottori vampiri". La faccenda dei dottori è importante: tra i libri che raccolgono più fondi ci sono quelli di protesta contro le classi del potere medico.
Io la guida la seguo, ma non ho voglia di fare il filmato. Ok, la foto è inquietante: la copertina del libro in italiano l'ha decisa l'editore del cartaceo e io non posso cambiarla. Secondo me però è talmente brutta che non passa inosservata.
La storia della mancata traduzione da parte dell'editore è vera: ci sono ancora le pubblicità sul web della versione inglese, ma tutto si è bloccato da un pezzo e solo adesso ho avuto i diritti per farla io. Costa però, una traduzione professionale: bisogna anche farla controllare da un altro traduttore.
La guida di Indiegogo consiglia di inserire una serie di "premi" (perks) per i donatori più consistenti (niente alcool o altre cose poco morali), di tenere aggiornati i sostenitori con i commenti e di chiedere una cifra che copra tutte le spese, compresa la percentuale che, giustissimamente, si terrà la piattaforma. Ti consente inoltre di incassare il denaro che hai raccolto anche se non hai raggiunto la cifra prestabilita. Puoi persino lasciare sul portale la tua richiesta per un tempo che va oltre il suo termine.
Quest'ultima è una proposta davvero gentile.
Aderisco a tutto. Ho anche un perk originalissimo per chi farà una donazione da nababbo.
In ultimo leggo una noticina che avvisa che Indiegogo può decidere di non mostrare la campagna, specialmente se questa non riceve almeno due donazioni nel giro di 48 ore. Non c'è problema: due parenti in caso di emergenza ce li ho, e sono certa che la mia campagna, pur non potendo aspirare alla risonanza di altre ben più importanti e d'impatto, possa comunque trovare una piccola percentuale di donatori, come è accaduto per altri libri che vedo nella lista.
Il mio crowdfunding è già online, tra le nuove richieste della settimana, sezione writing. Io intanto metto il link sui social, indirizzandolo prevalentemente ai miei contatti di lingua inglese.
Le donazioni arrivano subito, sono di una generosità imbarazzante e se Indiegogo si accontentava di due donazioni di un euro ciascuna per darmi visibilità, adesso mi metterà in prima pagina: questi vivono sulla percentuale delle donazioni, mica sono filantropi.
E invece no. La mia causa sparisce dai radar. Le visite si bloccano, le donazioni pure. Nel frattempo sono inondata da messaggi, che continuano ad arrivare nonostante la mia campagna sia invisibile: mi offrono un servizio di marketing per il mio crowdfunding. Per una cifra che si aggira mediamente tra i 100 e i 200 euro a botta, mi garantiscono un twittare continuo di persone a casaccio sulla mia causa.
Li ignoro, ma scrivo a Indiegogo chiedendo spiegazioni. Rispondono che se la mia campagna non è visibile, è perché non sto inviando sufficiente traffico verso la piattaforma: devo usare di più i social.
"Aspetta un attimo: tu prendi una percentuale sulle mie donazioni in cambio della visibilità che dai alla mia causa, giusto? Devi solo lasciarla consultare a chi ha voglia di andare a vedere se c'è un libro che gli interessa sponsorizzare. Permettimi di usare i miei social con un po' di grazia: in fin dei conti abbiamo raccolto il 39% della cifra stabilita in meno di 5 giorni, non pensi che stiamo facendo un fantastico co-working e che la causa possa avere delle chance?" (Sempre essere molto gentili e assertivi, ringraziare anche per gli sgarbi e augurare una fantastica giornata: questo l'ho imparato nell'altro esperimento).
"No. Devi attivare i social, c'è il gogofactor da rispettare."
Il gogofactor è un complicato giro di parole per dirti che gli sponsor devi trovarteli da solo: se non hai una audience, devi costruirtela. Se non riesci a costruirla devi pagarla. In sostanza: se non hai una proposta che puoi spammare universalmente e di interesse di massa, devi devolvere in anticipo una buona percentuale di quello che speri di raccogliere, per avere la possibilità di raccoglierlo.
La cosa che mi lascia maggiormente perplessa è che Indiegogo è più interessato al fatto che la mia campagna gli procuri traffico, anche indistinto, piuttosto che donazioni: se anche pagassi per il marketing, questo verrebbe fatto da persone che si limitano a linkare la mia causa e a nominare Indiegogo, non certo a dare soldi.
Capisco così che Indiegogo non ha una audience di mecenati, come invece tutti s'immaginano: il suo pubblico è costituito sostanzialmente da quelli che aprono un crowdfunding. Non sono i donatori che Indiegogo cerca, sono i fondatori di campagne, gli speranzosi, che si affanneranno a trovare da soli i donatori. E' una differenza sottile che passa inosservata, ma è fondamentale: meglio un milione di cause che raccolgono due euro, che una che raccoglie un milione. Fine matematica finanziaria. Così mi spiego anche perché una buona parte delle visite alla mia campagna, ottenute durante gli unici 3 giorni di visibilità, provenisse dal terzo mondo: altra gente che aveva aperto delle campagne e che stava curiosando. Ci manca solo che un vero poveraccio che chiede soldi per qualcosa di serio, finisca intrappolato nel giro dello sperpero come me, a sovvenzionare magari qualche truffa.
"Cara Jeanine, grazie per la gentile risposta e scusa per l'ulteriore disturbo: spero che potrai aiutarmi anche questa volta, come sei riuscita a fare eccellentemente in passato (ti ho dato il massimo dei voti nel Indiegogo Customer Happiness): mi pare di capire che per avere visibilità sulla vostra piattaforma, io debba fornirvi visibilità a mia volta, e a mie spese, e anche di gran lunga maggiore di quella che forse voi, se ho fatto la brava, fornirete a me. In tal caso, in nome di cosa esattamente trattenete anche una percentuale sulle donazioni, che potevo chiedere direttamente all'audience che mi devo trovare da sola?"
"Cara Loredana, spero che per te questa sia un'ottima giornata. Grazie per il tuo messaggio e per il tuo feedback sul nostro sito. Siamo sempre molto lieti di saperti in forma e ti auguriamo cento di questi giorni. Comprendiamo che tutta questa faccenda sia frustrante. La piattaforma di Indiegogo è basata sul principio del merito e noi desideriamo dare uguale visibilità a tutti coloro che vi partecipano. Se non hai un audience è ok! La puoi costruire. Potrai sempre indire un nuovo crowdfunding quando avrai un'audience adeguata."
Allora, devo ammettere che io sono una rigida: se mi dici che la visibilità è basata sul merito e subito dopo mi dici che la visibilità viene data in modo uguale a tutti, e sono pure entrambe delle balle, mi elettrifichi i neuroni, che poi mi stanno tutti sparati sulla testa e non riesco a pettinarli. Ma la cosa che mi fa arrabbiare veramente è il "capisco che sia frustrante": il gioco sottile di propinare una fregatura e al tempo stesso di tentare di far credere al fregato che l'arrabbiarsi di conseguenza sia un suo problema psicologico, è troppo avanti per la mia tolleranza. (Tu non lo sai Jeanine, ma io sono psicologa: capisci cosa vuol dire? Vuol dire che ti meno: ti trovo, lì in India o in Ucraina, dove lavori, e ti prendo a ciabattate. Come dici? Tu scrivi quello che ti ordina di scrivere l'azienda che ti paga 80 centesimi l'ora? Capisco che questo sia frustrante: io vi prendo a ciabattate tutti, secondo un principio di eguaglianza basato sul merito.)
"Cara Jeanine, grazie per la risposta e che Manitù ti sia da guida sempre nei giorni luminosi che verranno. Ho capito che devo darmi da fare, far sapere a più gente possibile che mi state aiutando a realizzare un sogno: ho quindi pensato di scrivere un post nel mio blog, dove spiego tutto per bene. Eccolo qua."

Loredana de Michelis

Altri post di questo blog sull'argomento:
Smashwords e l'offerta gratuita di Offset
Esperimento di autopubblicazione e-book su Amazon

6 commenti:

Crowdfunding ha detto...

Could know many unknown things reading it. Thanks!

Ivan Ferrero ha detto...

Grazie per questa bellissima condivisione Loredana, molto "aprente gli occhi"!
anche io ho intenzione di pubblicare un libro, e tra le varie ipotesi c'era anche IndieGoGo per ottenere un po' di fondi per la preparazione.
Leggendo la tua esperienza però passa la voglia, o comunque viene voglia di tentare altro.
Alla fine come è andata a finire? Hai raggiunto la cifra?

Inoltre ho visto che c'è anche Patreon, di un taglio differente.
Tu lo conosci? Hai esperienza?

Loredana de Michelis ha detto...

Ciao Ivan, non conosco Patreon, ma dopo avere meglio capito come funziona il crowdfunding dubito davvero che si riesca a raccogliere denaro per scrivere un libro, non ci riescono neppure gli americani. A meno che non sia un libro particolare, che suscita un interesse nei social. Di solito le donazioni sono fatte da amici. Se all'annuncio viene tolta visibilità, com'è stato nel mio caso, poiché non stavo inviando sufficiente traffico alla piattaforma, raccogliere denaro da estranei diventa matematicamente impossibile.

Ivan Ferrero ha detto...

Grazie per la risposta Loredana, che mi conferma i miei dubbi.

Patreon è un crowdfunding particolare: anzichè raccogliere fondi una tantum, chiedi di essere sostenuto mensilmente oppure per ogni tua produzione.
Una sorta di crowdfunding ricorrente.

Ad esempio ci sono bloggers che vengono sostenuti mensilmente per continuare a pubblicare sui loro blog, artisti musicali che vengono sostenuti ad ogni loro nuovo video, ecc...

L'idea è quella di una sorta di Patronaggio 2.0.
Una volta che un patrono ha deciso la somma, i pagamenti poi saranno automatici, finchè il patrono non decide di interrompere, ovviamente.

Le cifre sono decisamente minori, ma ricorrenti.
Ho letto il caso di una cantante/musicista che su IndieGoGo aveva raccolto qualche centinaio di migliaia di dollari per un suo video, su Patreon qualche migliaio, ma ricorrente per ogni suo nuovo video.

Non è facile, ho anche scoperto che, oltre ai soliti amici/parenti, si verifica la brutta pratica del sostenersi a vicenda tra artisti, in modo da dare l'impressione ai lettori che ci siano già dei sostenitori e quindi rinforzando la riprova sociale.

Come disse Seth Godin una volta: se fai pagare una persona in modo ricorrente, poi è difficile alzare la cifra. Se la fai pagare una volta sola, poi ti sarà più facile chiedere altri soldi con un nuovo prodotto. ;-)

Io in questi giorni mi sto imbarcando in un nuovo progetto: bloggare il mio futuro ebook.
Sto realizzando un sito (quasi ultimato), in cui ogni post sarà un capitolo, poi ad un certo punto raccolgo tutto e sistemo in un ebook, aggiungendoci qualcosa di inedito per spingere le persone ad acquistare.

Ho visto che altri invece sono più drastici: versione online totalmente free, paghi se vuoi la comodità di avere tutto in un unico ebook oppure la versione cartacea.

Che cosa ne pensi?

Loredana de Michelis ha detto...

Mah, non so cosa pensare, sto imparando anch'io. Il sostegno del Patron è una bella idea, ma "lo scrittore di libro" è un artista visto con meno simpatia degli altri, di solito. L'unica opera gratuita che ho è OFFSET, la raccolta dei miei post più letti, che sono comunque in consultazione gratuita su web e sono racconti, quindi di facile lettura. Il resto trovo giusto farlo pagare. Alla fine lo scopo è quello di avere dei lettori che ti leggono perché gli piace cosa scrivi e il rischio di essere confusi da chi invece segue la trovata pubblicitaria, o il click compulsivo della roba gratis, o che ti trova una persona simpatica e/o attraente, ma alla fine non ti legge, credo sia concreto. Non ho visto risultati tra quelli che mettono il testo free online e fanno pagare il download o il cartaceo: penso che in questo modo si commetta un errore fondamentale, cioè far pagare il mezzo e non il contenuto. Su questo credo che chi scrive dovrebbe stare molto attento e lavorare a una comunicazione totalmente opposta.

Vico ha detto...

Ah, ah! Oltre che essere un articolo utilissimo e lucidissimo, mi sono cappottato dalle risate!